Ammazzacaffè: storia e curiosità delle tradizioni italiane

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Quella dell’ammazzacaffè è una tradizione che, assieme a moltissime altre, definisce il carattere dell’Italia nel Mondo. L’affascinante abitudine consiste nel sorseggiare un amaro a fine pasto, per favorire la digestione dopo un’abbondante abbuffata. Inoltre, è utile a ripulire il palato dal sapore del caffè, ed è un modo che consente ai commensali di prolungare le chiacchiere attorno al tavolo, e prendersi un momento di puro piacere e relax.
Il termine ammazzacaffè viene utilizzato spesso per indicare direttamente gli amari o i liquori, ed è per questo che la storia di questo rito si intreccia fortemente con quella degli infusi che, sin dal XV secolo, vengono utilizzati a scopo medico, terapeutico o come cura palliativa al dolore.

La diffusione dell’italiana tradizione dell’ammazzacaffè

Le origini più lontane di questa tradizione risalgono al medioevo della Scuola di Salerno, la prima Università medica d’Europa, dove si studiavano e si testavano erbe e radici per creare intrugli medici e curativi. La storia della diffusione più moderna, parte invece da quella sofisticata abitudine degli uomini aristocratici, nobili e facoltosi, che usavano bere un brandy accompagnato da un buon sigaro. Nel popolo l’ ammazzacaffè era una pratica limitata, una vera e propria concessione per trovare calore durante il freddo inverno.
Il rito dell’ “amaro per digerire” ha iniziato il suo cammino nella prima metà del ‘500, quando la fiorentina Caterina De Medici, assieme a cuochi e liquoristi italiani, esportò i segreti dell’arte liquoristica in Francia. Nonostante la sua posizione di regina al fianco di Enrico II in Francia però, la diffusione industriale di amari e liquori non trova spazio sufficiente. Fino alla fine del ‘600 quindi, l’ammazzacaffè resta “cosa da ricchi“.
Il secolo successivo invece, grazie ad importanti scoperte scientifiche sulla fermentazione e produzione di zucchero, vede l’industria liquoristica crescere ed affermare Italia, Olanda e Francia come migliori produttori di amari.
Caterina De Medici

L’ammazzacaffè oggi

La diffusione dell’arte liquoristica è stata di forte impatto per l’economia mondiale, ed è riuscita ad arrivare ai nostri giorni superando perdite ed incertezze. Per molto tempo infatti, a causa della combo tra zuccheri ed alcol, gli amari sono stati considerati grandi nemici dell’uomo. Ma grazie a studiosi, esperti e soprattutto ai farmacisti dei secoli passati, che hanno continuato a produrre infusi digestivi a scopo medico, ogni provincia italiana è riuscita ad avere i suoi caratteristici ammazzacaffè regionali e a mantenere viva questa usanza.
Oggi esistono infiniti marchi, tipologie e classificazioni diverse di ammazzacaffè. Tra liquori, amari e distillati, per esempio, scoprire le differenze è sempre curioso ed interessante per poter scegliere l’amaro più adatto ad ogni personale esigenza.

Curiosità interessanti sull’amaro per digerire

L’effetto digestivo di questi infusi, è dato proprio dall’infusione e distillazione di erbe, radici o spezie che producono alcol. Possono essere utilizzati anche agrumi per realizzare prodotti più sofisticati. Il tratto interessante è la segretezza con il quale le ricette vengono tramandate di generazione in generazione.
Un’altra particolare questione riguarda il grado alcolico. Un vero amaro infatti, non deve mai superare i 30°C alcolici per non per perdere la principale caratteristica digestiva.
L’ammazzacaffè è un vero itinerario tra colori, profumi, sapori e tradizioni del nostro Paese che non può essere dimenticato. Dobbiamo continuare ad omaggiare i nostri antenati assicurandoci sempre una buona bottiglia del nostro liquore preferito, e sorseggiare un bicchierino dopo i pasti da soli, o meglio, in compagnia.
ammazzacaffè

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